il “Fusionismo” Come Adattarsi al Futuro
La sinistra ? Sembra avere consumato il suo secolo e mezzo di vita senza conseguire risultati permanenti nella mentalità generale. Oggi tutte le sue conquiste “storiche” vengono messe in dubbio e le speranze, le tradizioni, i propositi, insomma l’insieme di convinzioni che una volta si chiamavano “ideali di sinistra” appaiono appannati e in declino dappertutto.
Lo scrive un filosofo della lingua, Raffaele Simone. E forse, se davvero vogliamo capire le ragioni profonde degli ultimi risultati elettorali conviene partire da qui.
E farci una domanda sgradevole che non è “a quale sinistra pensare”, ma “se ci sarà ancora una sinistra nello scenario politico e culturale dei prossimi anni”.
D’altra parte viviamo nella “società globalizzata dei consumi” che ci fa concentrare sul presente, ci promette un benessere raggiungibile subito, qui e ora, una soddisfazione da cercare tutta nella dimensione personale. È questo lo “zeit-geist”, lo “spirito del nostro tempo”.
Che senso può avere allora continuare a investire sul desiderio e sulla speranza di un “mondo nuovo” e migliore che si realizzerà, certo, ma sempre “dopo” e al costo di quali sacrifici?
Che senso ha predicare il rispetto dell’interesse generale o la “redistribuzione della ricchezza”? Sono cose che oggi non stimolano più il desiderio della gente, non “tirano”, sono demodé, hanno un’aria restrittiva e perfino deprimente.
Vorrà pur dire qualcosa se anche a sinistra la tendenza in tutta Europa è il “fusionismo” ovvero smantellare e inzuccherare le proprie ambizioni, includere persone che un tempo si consideravano avversari, insomma andare “oltre la destra e la sinistra”.
E l’Italia offre un prototipo fiammante di questa “sinistra super-light”: il PD. Un partito esplicitamente fusionista, in cui dovrebbero intrecciarsi gli ex-comunisti e quella parte democratica e sociale dei partiti cattolici.
Il motto dell’operazione sembra essere “scolorirsi prima di fondersi”.
L’unico pensiero è quello, debole, del “buonismo”, l’atteggiamento passivo che ripete in campo sociale ciò che il neoliberismo predica in campo economico: lascia che le cose accadano! Non metterci mano! Si regoleranno da sole.
Non a caso l’aroma della fusione è un “odore di destra” che già impregna molti dirigenti di sinistra.
E qui Simone lancia quasi una profezia: in futuro sarà la destra a inglobare la sinistra, e non viceversa.
Uno sbocco a cui sarà difficile sfuggire.
Oggi la neodestra ha assunto il volto sorridente del “Mostro mite” cioè del sistema “incentrato sui consumi, l’ubiquità dei media e l’intrattenimento” che avviluppa l’Occidente nella sua rete.
È una destra che appare moderna, vitale, giovane. Per assorbirne i valori basta seguire la televisione, guardarsi attorno e vivere. Per questo si fa amare da tutti.
Resistere alla sua attrattiva, alla sua “enorme affabilità” richiede sacrifici e rinunce.
Anzi, stare a sinistra implica uno “sforzo penitenziale”, un esercizio forse troppo complicato per potersi consolidare su questa terra.
Da l'infedele, il programma di approfondimento di Gad Lerner
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