FINANZIAMENTO PUBBLICO AI PARTITI

Il finanziamento ai partiti fu abolito con il Referendum del 1993. Tuttavia a breve venne superato dal concetto di “Rimorso spese per le consultazioni elettorali”. Nel 1999 infatti (legge157/99) fu introdotto un “Rimborso spese per le elezioni”, un contributo cioè assegnato ai partiti in occasione delle elezioni e che serve a coprire le spese sostenute per le campagne elettorali: una legge che in un sistema democratico e pluralistico trova la sua ragion d’essere. Nacque così un fondo costituito da soldi pubblici: 800 lire per ogni cittadino avente diritto di voto. Non per ogni cittadino votante!! Così anche quel 20/30% di cittadini che non vanno a votare, testimoniando la loro distanza dai partiti e dalla politica, di fatto alimentano i fondi dei partiti stessi. I partiti avrebbero poi dovuto restituire le somme ricevute in eccesso, cioè quelle non spese per la campagna elettorale; peccato che il decreto attuativo per la restituzione non vide mai la luce! E questo aspetto risulta ancor più importante se si ricorda che, in base ai dati forniti dall’Agenzia Ares, i rimborsi elettorali vengono impiegati dai partiti solo per il 40% per far fronte a spese elettorali effettive! Poco dopo, in occasione dell’entrata in vigore dell’euro, mentre tutti gli italiani a reddito fisso diventavano improvvisamente più poveri, i partiti adeguarono il rimborso al cambio reale: 800 lire diventarono 1 euro! Nel 2002 (legge 156) il contributo istituito come rimborso alle spese elettorali diventò un vero e proprio finanziamento, perché da contributo quinquennale (o meglio in occasione di ogni campagna elettorale) divenne contributo annuale, contravvenendo nella sostanza alla volontà popolare del referendum. Nel dettaglio, i 50 milioni di euro che venivano erogati ai partiti fino al 2002 ogni 5 anni per il rinnovo del Parlamento, diventarono 50 milioni ogni anno di legislatura: il rimborso venne quintuplicato, come se un lavoratore ricevesse improvvisamente uno stipendio che prima riceveva ogni 5 mesi! Con il decreto milleproroghe del 2006, l’erogazione annuale del rimborso elettorale si ritenne dovuta anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere. Si determina così la situazione attuale in cui i partiti godono di un doppio rimborso, quello dovuto in base alla Legislatura precedente e quello dovuto in base alla Legislatura attuale. Secondo un recente articolo di Paolo Baroni apparso su “La Stampa”, i partiti italiani sono i più cari d’Europa. Ogni anno assorbono, fra elezioni di Camera e Senato, elezioni europee e rinnovi dei Consigli Regionali, 200 milioni di fondi pubblici, più delle presidenziali Usa! Più degli 80 milioni scarsi dei francesi o del tetto massimo di 130 milioni dei tedeschi.

Per non parlare dell’Inghilterra dove il finanziamento pubblico, tranne alcuni servizi a disposizione nel corso delle campagne elettorali, è limitato ad alcuni contributi concessi solo ai partiti di opposizione in Parlamento. Da anni Italia dei Valori è impegnata in Parlamento a contrastare questa anomalia, con la proposta di interrompere l’erogazione del rimborso elettorale in caso di scioglimento anticipato delle Camere e di calcolare il rimborso sulla base del numero dei votanti effettivi e non sul numero degli aventi diritto. Queste parziali modifiche, che hanno lo scopo di ridimensionare l’entità dei trasferimenti pubblici ai partiti, visto che le spese per le campagne elettorali sono molto più basse dell’importo ricevuto dallo Stato, sono state a più riprese bocciate. Sono state anche inserite all’interno di una proposta di legge sui “Costi della politica” presentata da Italia dei Valori nell’ottobre del 2007, ma la cui discussione non ha mai avuto inizio. In un momento di grave difficoltà finanziaria che affligge molte famiglie l’uso disinvolto delle risorse pubbliche risulta ancora più insostenibile. Se si ripristinasse il regime economico in vigore nel 2002 (abolendo la legge del 2002 che quintuplicava il rimborso rendendolo annuale e abolendo la legge del 2006 che consentiva in caso di interruzione anticipata della legislatura il doppio rimborso), si avrebbe un risparmio di centinaia di milioni all’anno che potrebbero essere utilizzati a favore della scuola, dei lavoratori e dei pensionati!

Silvia Clai (IdV)Consigliere provinciale di Padova

 

ESPROPRIO DI STATO

Quindi, partiti come Forza Italia o il PD intascheranno il doppio dei rimborsi. Insomma, per il solo 2008 l’ammontare complessivo dei “rimborsi” equivale a più di 407 milioni di Euro.
Per le politiche del 2006 i partiti hanno speso un quarto di quello che è stato rimborsato loro: 117,3 milioni contro 498,5 milioni. I partiti quindi si trovano le casse piene di denaro generosamente versato loro dallo Stato. Ricordatevelo la prossima volta che, per esempio, sentirete parlare di loft o vedrete le città innondate di cartelloni immensi con faccioni di politici; è tutto denaro nostro con il quale i partiti e i politici fanno gli splendidi. Splendidi con i soldi altrui. Denaro che è alla portata anche dei partiti più minuscoli. Infatti, altra porcata parassitaria, non è necessario avere eletti in parlamento per spartirsi il denaro: basta superare l’1%
Praticamente un incentivo all’accattonaggio. L’Udeur di Mastella non si è presentato alle elezioni del 2008, nessun problema perché potrà usufruire fino al 2011 dei fondi della scorsa legislatura. Stesso discorso per i socialisti di Boselli, i quali per soli 8942 voti non hanno raggiunto l’1% utile per far scattare i rimborsi; tranquilli, ci sono sempre quelli della scorsa legislatura validi fino al 2011.
fonte giornalettismo.com
 
Io mi domando, ma tutti questi soldi potrebbero risanare un pochino la nostra situazione economica ? Credo proprio di si, ma deve cessare questo ennesimo ESPROPRIO DI STATO !